Le location di Boston Blue, lo spinoff di Blue Bloods ambientato a Boston

Boston torna protagonista anche sul piccolo schermo: le storie della famiglia Reagan si spostano dalle strade di New York ai vicoli storici del Massachusetts. Danny cambia città ma resta legato ai suoi pilastri: la legge, la famiglia e la coscienza.

Partiamo dalla serie che dà origine a tutto: Blue Bloods.
Prodotta da CBS e ideata da Robin Green e Mitchell Burgess, è andata in onda dal 2010 al 2024 e si è distinta nel panorama dei crime americani per la sua struttura particolare: un poliziesco che univa il formato procedural (quelle serie in cui ogni caso viene introdotto e risolto nella stessa puntata) al racconto familiare. Quindi non solo indagini e casi da risolvere, ma anche legami, valori e conflitti all’interno della famiglia Regan, i cui membri sono tutti, in modi diversi, parte del New York City Police Department.
Al centro della serie Tom Selleck (il mitico Magnum P.I.!) nel ruolo di Frank Reagan, il rispettato commissario di polizia che guida con fermezza e senso dell’onore sia la città che la propria famiglia. Accanto a lui, i figli Danny (Donnie Wahlberg), Erin (Bridget Moynahan), Jamie (Will Estes), ognuno impegnato nella propria battaglia per la giustizia, e il padre Henry (Len Cariou), ex commissario ormai in pensione. A completare la saga familiare, l’ombra del primogenito Joe, morto in servizio ma sempre presente nella memoria dei Reagan.

Ora concentriamoci su di lui, Danny, figlio maggiore di Frank.
Cresciuto a Bay Ridge, Brooklyn, insieme ai fratelli, ha sempre respirato l’aria della giustizia e del dovere. Dopo il liceo ha svolto diversi lavori, poi si è arruolato nei Marines, dove ha combattuto in Iraq ed è stato decorato per il suo coraggio. Tornato a New York, è entrato nel NYPD, dove serve dal 1995: un detective vecchia scuola, impulsivo e tenace, spesso in bilico tra il rispetto delle regole e la propria coscienza. Sposato per oltre vent’anni con Linda O’Shea, infermiera, con la quale ha avuto due figli, Jack e Sean. La loro casa a Staten Island è stata distrutta da un attentato di un cartello della droga, e poco dopo Linda ha perso la vita in un misterioso incidente in elicottero, probabilmente a causa di un’altra vendetta. Nonostante il dolore, Danny ha continuato a servire la città, prima con il partner Jackie Curatola e poi con Maria Baez, guadagnandosi il rispetto dei colleghi e numerose onorificenze per il suo coraggio.
Impulsivo ma profondamente leale, Danny incarna la tradizione dei Reagan: la famiglia prima di tutto e la giustizia come vocazione. È un uomo che porta addosso le cicatrici del suo passato ma non smette mai di credere nella legge e nella possibilità di fare la cosa giusta.

Dopo 14 stagioni, Blue Bloods ha chiuso i battenti, aprendo le porte allo spin-off Boston Blue (tra l’altro, Boston è la città natale di Donnie Wahlberg), prodotta da CBS Studios e Jerry Bruckheimer Television.
In questo nuovo capitolo, Danny Reagan lascia Manhattan per trasferirsi a Boston, dove entra nella polizia locale e fa coppia con Lena Silver, interpretata da Sonequa Martin-Green. Anche lei, come Danny, appartiene a una famiglia di lunga tradizione nelle forze dell’ordine. Per Wahlberg, l’idea di riportare in scena Danny in un contesto diverso è nata come la storia di “un pesce fuor d’acqua”: un uomo di New York alle prese con una nuova città e un modo diverso di intendere la giustizia. Quando la CBS gli ha proposto di ambientare la serie a Boston, l’attore ha subito accettato, perché l’occasione di esplorare la rivalità tra Boston e New York gli sembrava perfetta per dare nuova linfa al personaggio.
Sonequa Martin-Green invece, già protagonista di The Walking Dead e Star Trek: Discovery, ha trovato nel progetto qualcosa di raro: “Una storia di famiglia che parla di fede, di tradizione e di dialogo tra mondi diversi.” Il legame tra Danny e Lena nasce dal rispetto reciproco e dall’esperienza condivisa: due poliziotti che provengono da realtà differenti, ma che parlano lo stesso linguaggio. Non si tratta di una coppia destinata al conflitto, ma di un sodalizio costruito sulla fiducia e sulla comprensione, che cresce episodio dopo episodio.
Il cuore della serie resta lo stesso che ha reso Blue Bloods un successo: la capacità di raccontare la famiglia, la legge e le differenze con onestà e rispetto. In Boston Blue, il confronto si sposta su un terreno nuovo: due città, due identità, due modi di essere americani, ma con la stessa voglia di trovare un punto d’incontro. Come ha detto Wahlberg, “possiamo non essere d’accordo su tutto, ma possiamo continuare a volerci bene.”

Boston Blue debutterà il 17 Ottobre sulla CBS. In attesa di vederla in Italia, vi propongo un tour sulle location della serie… vederle in TV dopo esserci stati farà ancora più effetto! Inoltre, si può “giocare” a riconoscere le location sullo schermo.

Premessa: tutte le scene interne sono state girate a Toronto, in Canada, per motivi di budget (costa molto meno girare in Canada rispetto agli States). Wahlberg però si è imputato con la produzione – di cui fa parte, oltre ad essere uno dei protagonisti – per girare almeno le scene all’aperto a Boston, dato che, ha dichiarato, “non si può replicare l’aspetto di Boston”… e io sono totalmente d’accordo con lui, Boston è unica! Non a caso è stata scelta per girare alcuni tra i migliori film della storia del cinema.

L’itinerario per scoprire le location di Boston Blue è semplice e si può compiere a piedi in circa 1 ora… senza soste, ma siamo più realisti e consideriamo mezza giornata o una giornata intera se vi fermate a visitare – cosa che vi consiglio assolutamente di fare – le varie attrazioni turistiche.

Si parte da Downtown Boston, il cuore commerciale e istituzionale della città, dove si concentrano molte delle attrazioni più visitate. Boston è cresciuta proprio intorno a quest’area, che per secoli ha rappresentato il centro della vita cittadina. Limitata da quartieri iconici come il Back Bay, il North End e Beacon Hill, in quest’area palazzi storici, grattacieli moderni, loft e condomini ristrutturati convivono armoniosamente, segno di una continua trasformazione urbana.
È qui che si percepiscono l’anima e il carattere della città che ha visto nascere la rivoluzione americana, che è rinata dalle ceneri del grande incendio del 1872 e si è reinventata più volte senza mai perdere la propria identità.
Oggi, il centro è un mosaico in equilibrio tra storia e modernità: boutique, teatri e caffè fanno da contorno a luoghi simbolo come il Freedom Trail, il percorso di 4 km che attraversa i principali siti storici della Rivoluzione, e il Faneuil Hall Marketplace, cuore pulsante del commercio coloniale, ancora oggi punto d’incontro per artisti di strada e viaggiatori.
Non lontano, il Rose Kennedy Greenway è un nastro verde di giardini, installazioni d’arte e spazi pubblici che collega diversi quartieri.
Poco più a sud, i teatri del Theatre District, come il sontuoso Boston Opera House e lo storico Wilbur Theatre, mantengono viva la tradizione culturale offrendo ogni sera spettacoli, musical e concerti.
Per chi ama i libri, il Brattle Book Shop è una tappa obbligata: tra scaffali di legno e bancarelle all’aperto, custodisce dal 1825 volumi rari e fuori catalogo. Il percorso si chiude al Quincy Market, un edificio di granito dell’Ottocento trasformato in un vivace mercato coperto. Qui i profumi di aragosta e clam chowder si confondono con le note dei musicisti di strada, mentre tra i banconi e le botteghe artigianali si riscopre il gusto di un’America genuina.
Ovviamente, in una città ricca di cultura come Boston non possono mancare i musei: il Museum of Fine Arts, con una delle collezioni d’arte più importanti del Paese, e il raffinato Isabella Stewart Gardner Museum, che racchiude tesori veneziani e atmosfere d’altri tempi in un palazzo che sembra già da sé un’opera d’arte.
Per approfondire, leggete l’itinerario dedicato a Boston.

La seconda location della serie è uno dei luoghi più antichi e simbolici di Boston: il Granary Burying Ground, terzo cimitero pubblico della città, fondato nel 1660. Qui riposano alcuni tra i protagonisti più celebri della storia americana: Paul Revere, i cinque caduti del Massacro di Boston e tre dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza: Samuel Adams, John Hancock e Robert Treat Paine.
Oggi le sue 2.300 lapidi (anche se, in realtà, si stima che siano oltre 5.000 le persone sepolte qui) raccontano un passato che risale ai primi decenni della colonia puritana. Il cimitero nacque quando il vicino King’s Chapel Burying Ground non bastava più a contenere le sepolture della crescente popolazione. Inizialmente era chiamato South Burying Ground, poi prese il nome del grande magazzino del grano che sorgeva dove oggi si trova la Park Street Church. L’ingresso in stile egizio, con la cancellata in ferro battuto, fu progettato nel 1840 dall’architetto Isaiah Rogers, lo stesso che disegnò il portale gemello del Touro Cemetery di Newport.
Uno dei lati più affascinanti di questo cimitero è il lato artistico, poco noto: i Puritani, che rifiutavano le immagini religiose, trasformarono le lapidi in veri e propri simboli spirituali. Tra i motivi più diffusi spicca la cosiddetta Soul Effigy, una testa alata che rappresentava l’anima in volo verso il cielo. Altri marmi sono decorati con clessidre, falci e versi poetici che riflettono il rapporto diretto e austero dei coloni con la morte.

A soli un paio di minuti a piedi dal Granary Burying Ground, si trova Park Street Station, la terza tappa dell’itinerario sulle location di Boston Blue.
Inaugurata nel 1897 insieme a quella di Boylston Street, sono entrambe le prime stazioni metropolitane degli Stati Uniti, simbolo della modernità che cominciava a farsi strada nella Boston di fine Ottocento. All’epoca, le carrozze elettriche della linea verde (la Green Line) scendevano sottoterra proprio da qui, dando vita a una rivoluzione urbana che avrebbe ispirato decine di altre città americane. Oggi Park Street rimane uno snodo fondamentale del sistema della MBTA e con i suoi soffitti bassi, i corridoi rivestiti di piastrelle bianche e la segnaletica vintage, racconta ancora oggi la Boston che fu.

Per raggiungere l’ultima, affascinante, tappa di questo itinerario, potete prendere proprio la metro Green Line da Park Street, fare cinque fermate fino a Kenmore e, una volta scesi, con una passeggiata di pochi minuti vi ritroverete di fronte al mitico Fenway Park, la casa dei Red Sox, nonché uno dei santuari più amati dello sport americano (e location di svariati film, tra cui L’Amore in gioco, con Drew Barrymore e Jimmy Fallon, oppure il bellissimo L’Uomo dei Sogni con Kevin Kostner).
Inaugurato nel 1912, è lo stadio più antico della Major League Baseball ancora in uso, ma anche il secondo più piccolo, potendo ospitare “solamente” 37000 persone (per intenderci, lo Stadio Olimpico di Roma può ospitarne circa il doppio, 70634).
Conosciuto affettuosamente come The Cathedral, la sua parte più celebre è il Green Monster, il gigantesco muro verde del campo sinistro, distante appena novantaquattro metri dalle basi. Alto oltre undici metri, è stato costruito in legno e rivestito nel tempo da diversi materiali, fino all’inconfondibile vernice verde che lo distingue dal 1947. Sulle sue pareti interne, oggi, si leggono le firme dei grandi che hanno fatto la storia: da Babe Ruth a Ted Williams, da Tris Speaker a Carl Yastrzemski. E mentre la tecnologia avanza, il suo tabellone segnapunti viene ancora aggiornato a mano.
Più avanti, sul lato destro, si trova Williamsburg, l’area del bullpen costruita nel 1940 per avvantaggiare il leggendario Ted Williams: mancino e potente, avrebbe potuto così colpire più facilmente verso le tribune più vicine, a soli sette metri in meno rispetto al muro originale. E proprio grazie a lui tra le gradinate spicca una sola sedia rossa, al posto 21 della fila 37, sezione 42. È la Lone Red Seat, che segna il punto in cui, il 9 giugno 1946, cadde il fuoricampo più lungo mai battuto in questo stadio – un colpo da 153 metri, firmato proprio da Ted Williams.
Infine, lungo la linea di foul del campo destro, brilla il Pesky’s Pole, il palo giallo che i tifosi considerano un portafortuna. Dista solo 92 metri dalla casa base, la distanza più corta dell’intera Major League, e deve il suo nome a Johnny Pesky, dopo che nel 1948 il radiocronista Mel Parnell lo battezzò in diretta, regalando a quel semplice palo la dignità di simbolo.

Anche se non è tra le location ufficiali (ma dubito non apparirà sullo schermo, perché spero la serie ci regalerà tante visuali di Boston), in occasione del debutto delle nuove avventure di Danny, il The View Boston ha creato un cocktail speciale chiamato Boston Blue-Berry, ispirato alla serie e disponibile solo nel loro rooftop bar, lo Stratus.
Inoltre, la sera del 17 Ottobre la Prudential Tower sarà illuminata di blu, in onore della Boston Police Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro creata per aiutare gli uomini e le donne della polizia di Boston, offrendo loro non solo supporto tecnologico e professionale, ma anche programmi per tutelare la loro salute fisica e mentale.
Qui trovate il video del The View, in cui è proprio Danny Reagan a presentare la novità.

Situato in cima al Prudential Center, il The View è il punto in cui è possibile ammirare la città a 360° – da ben due terrazze panoramiche, una al chiuso e un’altra, la Cloud Terrace, all’aperto – da oltre 200 metri d’altezza. Ma non solo viste spettacolari: attraverso installazioni interattive, mappe luminose, video e racconti, vengono messi in mostra la storia di Boston e lo spirito della città.
Per me, una delle cose da non perdere assolutamente quando si visita la capitale del Massachusetts.

Oltre alla bellezza della serie, Boston Blue porterà sullo schermo la bellezza di Boston, ricordandoci che è proprio lei la protagonista perfetta.

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