A rendere famoso l’Arkansas a livello globale sono soprattutto i suoi campi di riso – ne è il principale produttore degli Stati Uniti – e di cotone, concentrati principalmente nella regione orientale del Delta lungo il fiume Mississippi. E proprio qui, tra distese di campi di cotone, che si trova Dyess, un mucchio di case perso nelle pianure del delta dell’Arkansas.
Ed è proprio a Dyess che è cresciuta una delle leggende della musica country: Johnny Cash. Un giovane Johnny Ray Cash, un ragazzo arrivato in questa zona durante la Grande Depressione, ad appena 3 anni, cresciuto coi piedi nel fango del Mississippi e con le mani segnate dal lavoro nei campi.
Visitare la Johnny Cash Boyhood Home a Dyess, significa scoprire le sue radici e il contesto sociale e familiare che ha plasmato l’uomo che divenne uno dei più acclamati musicisti di tutti i tempi. Scoprire il suo passato e la sua storia, significa capire le sue canzoni.

Nato nel 1932 a Kingsland, sempre in Arkansas, J.R. Cash (queste erano le sue sole iniziali all’anagrafe, prima che l’esercito gli imponesse di trovarsi un nome completo) si trasferì a Dyess nel 1935 con tutta la famiglia. In quegli anni il Paese stava cercando di risollevarsi dalla crisi economica e la famiglia Cash rientrò in un progetto del New Deal – il piano di riforme economiche e sociali voluto dal presidente Roosevelt per migliorare la condizione economica del Paese – chiamato Dyess Colony: il governo assegnò a cinquecento famiglie di agricoltori impoverite una casa in legno nuova e venti acri di terra da disboscare e coltivare a cotone, con l’impegno di ripagare il debito un po’ alla volta con i proventi del raccolto.
Per il piccolo J.R. l’infanzia fu scandita dal lavoro, a cinque anni era nei campi a raccogliere il cotone insieme ai genitori e ai fratelli. La musica arrivò proprio da lì, per alleggerire le ore passate a piegare la schiena sulla terra: la madre cantava inni religiosi e vecchie ballate tradizionali, e la sera ci si metteva tutti intorno alla radio a valvole per ascoltare le dirette del Grand Ole Opry che arrivavano da Nashville.
La sua giovinezza, però, fu segnata da due eventi drammatici. Il primo fu la devastante inondazione del Mississippi del 1937, che sommerse la colonia e costrinse la popolazione a evacuare. Anni dopo Cash raccontò l’angoscia di questo evento nella canzone Five Feet High and Rising. Il secondo fu la perdita del fratello maggiore Jack, a cui era legatissimo e che morì in un brutto incidente con una sega circolare a soli quattordici anni. La scomparsa del fratello, un ragazzo molto religioso che Johnny vedeva come un punto di riferimento, lasciò in lui un senso di colpa che lo accompagnò per tutta la vita.
Negli anni ’50 Cash lasciò Dyess per arruolarsi nell’Aeronautica militare e prestare servizio in Germania. Al suo rientro si stabilì a Memphis, lavorando come venditore porta a porta e cercando di farsi strada nella musica insieme ai Tennessee Two, il duo formato da Luther Perkins e Marshall Grant. Nel 1955 bussò alla porta dei Sun Studio di Sam Phillips. Si presentò proponendo pezzi gospel, ma Phillips lo convinse a virare su un suono più ritmato. Da quell’incontro nacquero Hey Porter, Cry! Cry! Cry! e Folsom Prison Blues, i brani che diedero il via alla sua carriera.
Nonostante il successo, i problemi con alcol e anfetamine, il matrimonio con June Carter e i famosi concerti registrati nelle prigioni di Folsom e San Quentin, il legame con i luoghi della sua infanzia e adolescenza è sempre rimasto forte e ha influenzato profondamente la sua musica, la sua etica e la sua visione del mondo.
Visitare la Johnny Cash Boyhood Home di Dyess
La struttura della colonia e la casa della famiglia Cash sono state recuperate dall’Arkansas State University, che ha ripristinato l’area cercando di riprodurre l’aspetto originale degli anni ’30. E sono proprio gli studenti dell’università a guidare le visite e gestire la biglietteria.
La visita parte dal Dyess Colony Administration Building (lo vedete nella foto sopra), una delle pochissime strutture d’epoca sopravvissute. Realizzato in uno stile neoclassico imponente ma essenziale, questo palazzo a due piani rappresenta il vero centro nevralgico del distretto storico, inserito dal 1976 nel National Register of Historic Places. Nata proprio durante il New Deal, la Dyess Colony fu uno dei primi esperimenti sociali promossi dalla Federal Emergency Relief Administration e dalla Works Progress Administration: un progetto pilota ideato dal governo Roosevelt per offrire una seconda possibilità e una terra da coltivare agli agricoltori messi in ginocchio dalla crisi, poi replicato in tutto il Paese.
Per decenni, tuttavia, la struttura ha rischiato di scomparire. Nonostante la costruzione solida, la mancanza di manutenzione costante, il progressivo spopolamento dell’area e la scarsità di risorse comunali avevano trasformato l’edificio in un semplice magazzino, lasciandolo in uno stato di abbandono e con un futuro del tutto incerto. Una sorte purtroppo comune a molti piccoli centri del Delta, ricchi di storia ma privi dei fondi necessari per tutelare il proprio patrimonio architettonico.
La salvezza per Dyess e per il suo edificio simbolo è arrivata grazie al turismo culturale e ai progetti di valorizzazione della regione. Nel 2009, il Parlamento dell’Arkansas ha incaricato la Arkansas State University di studiare un piano per trasformare la città in una meta d’interesse storico e musicale, puntando sulla memoria della vita rurale e sul legame con il suo cittadino più famoso, Johnny Cash. L’anno successivo, dopo la stesura del piano di riqualificazione, la città ha donato all’università sia l’edificio amministrativo sia il vicino teatro cittadino.
Completamente restaurato, il palazzo amministrativo è oggi un centro visitatori che ospita mostre permanenti dedicate alla nascita della colonia, alla vita della famiglia Cash e all’impronta profonda che questo territorio ha lasciato sulla musica e sull’anima dell’Uomo in Nero.


La parte centrale dell’edificio oggi è adibita a museo, oltre a fungere da biglietteria e punto di partenza per la visita della casa di Johnny Cash.
Una serie di pannelli, fotografie, oggetti d’epoca e documenti ufficiali raccontano come funzionava la colonia di Roosevelt, quali erano le condizioni di vita dei coloni e come la famiglia Cash riuscì a gestire la proprietà assegnata.
Dal museo si viene accompagnati con un piccolo pullman verso la Farm No. 266, la casa della famiglia Cash. Noi l’abbiamo visitata i primi di dicembre e il primo impatto visivo spiega molto di come doveva essere la vita all’epoca: la casa, a un solo piano, era isolata, in una distesa di campi infangati dalla pioggia della notte prima, rialzata da terra con pilastri di mattoni per evitare che l’acqua delle piene entrasse nelle stanze. Il paesaggio era, ed è, parte integrante della casa.


Eppure, dentro la casa sembra una bomboniera.
Gli interni sono stati ricostruiti grazie alle indicazioni della famiglia, in particolare di Joanne, la sorella di Johnny, e di Rosanne Cash, la figlia. Quando l’Arkansas State University acquistò la casa nel 2009 per avviarne il restauro, della struttura originale era rimasto pochissimo ed era in condizioni precarie. Molti dei mobili originali erano stati venduti o dispersi dai successivi proprietari, dopo che la famiglia Cash aveva lasciato Dyess negli anni ’50. Per ricostruire fedelmente l’interno, Rosanne e Joanne organizzarono una vera e propria “caccia al tesoro” nella contea, riacquistando dai vicini e dai residenti di Dyess alcuni pezzi d’epoca appartenuti proprio alla famiglia, tra cui utensili da cucina e sedie, per riposizionarli nell’esatto punto in cui si trovavano quando J.R. era un bambino.
Appena entrati, si nota subito un pezzo speciale: il pianoforte su cui suonava la madre di Johnny, Carrie. É proprio lo strumento originale, recuperato dal sindaco di Dyess e posizionato nello stesso luogo in cui si trovava quando la famiglia Cash viveva qui. Era qui che Carrie Cash sedeva per suonare canzoni gospel e inni religiosi per la famiglia, ed era su queste musiche che un piccolo Johnny scoprì la musica, iniziò a intonare le prime canzoni e muovere le mani sui tasti per suonare le prime note.


Nella cucina, cuore della casa (e stupenda, per i miei gusti) si trova ancora la stufa a legna usata sempre da Carrie per preparare i pasti, la credenza per le conserve e il tavolo da pranzo. Il linoleum del pavimento è stato riprodotto identico a quello mostrato nelle fotografie scattate dalla Farm Security Administration negli anni ’30.
Si arriva poi alla camera da letto dei ragazzi, dove J.R. condivideva il letto con il fratello maggiore Jack, le cui pareti spoglie in legno e l’arredamento minimale riflettono la semplicità della vita contadina. Qui si trova anche un elemento fondamentale per la famiglia e soprattutto per Johnny: la radio. Poiché la casa non fu raggiunta dall’energia elettrica fino al 1945, la radio funzionava grazie a pesanti batterie per auto. Per risparmiare la carica, il padre, Ray, permetteva di accenderla solo in occasioni speciali. La più importante era il sabato sera, quando sintonizzavano la frequenza della stazione WSM di Nashville per ascoltare il Grand Ole Opry. Tutta la famiglia si sedeva in silenzio attorno all’apparecchio, e il giovane Johnny, affascinato dai ritmi country e gospel, sognava un giorno di poter cantare su quel medesimo palco.

Una curiosità: nelle credenze e sulla toeletta, si trovano delle lattine del tabacco “Prince Albert”, diffusissime all’epoca, soprattutto nelle case povere, dove venivano utilizzate come contenitori per bottoni, chiodi, o qualsiasi altra cosa ci si potesse raccogliere. Il marchio Prince Albert prendeva il nome dal re Edoardo VII del Regno Unito, ovvero il Principe Alberto. L’immagine sulla confezione mostrava la figura del principe a figura intera con addosso una lunga giacca nera a doppio petto. Quella figura affascinò il piccolo Johnny, al punto che quando negli anni ’50 iniziò a costruire la sua immagine scenica, volendosi distinguere dai cowboy Nudie Suit che andavano di moda, scelse proprio di copiare lo stile elegante ed austero del Principe Alberto, indossando la giacca nera con cui è rimasto impresso nell’immaginario di tutti.


Informazioni utili per la visita
La casa si trova a Dyess, nella contea di Mississippi in Arkansas (l’indirizzo esatto è 110 Center Drive, Dyess, AR 72329).
Da Memphis (Tennessee): dista circa 80 km (50 minuti d’auto). Si prende la I-40 West verso l’Arkansas, poi la I-55 North e infine la Highway 14 West seguendo le indicazioni per Dyess.
Da Little Rock (Arkansas): dista circa 220 km (2 ore e 15 minuti d’auto) percorrendo la I-40 East e la I-55 North.
Biglietti e orari
Il biglietto include sia l’accesso alle mostre del centro visitatori (Administration Building) sia la visita guidata all’interno della casa. Considerate un totale di circa due ore per la visita di entrambe.
- Orari: La struttura è aperta dal martedì al sabato, dalle 9:00 alle 15:00. La domenica è chiusa. I tour guidati partono a orari fissi, solitamente ogni ora.
- Prezzi: Il biglietto per gli adulti costa 25 dollari, con riduzione per over 65 (20$), studenti e bambini (10$) e gratuito sotto i 5 anni.

