Itinerario nelle Cotswolds: tra villaggi e set nelle location di Harry Potter

Se siete in cerca di un itinerario che vi faccia innamorare della campagna inglese, che siate o meno dei Potterhead – coloro che “hanno Harry Potter sempre in testa” – questo è uno dei percorsi più incantevoli da seguire in Inghilterra e si snoda tra abbazie, biblioteche e strade rurali.

Certo, per i fan di Harry Potter ha un significato più profondo: significa ritrovarsi dentro ai luoghi che hanno fatto da palcoscenico alle storie e ai personaggi che hanno amato. E, come succede sempre negli itinerari cinematografici, si finisce con lo scoprire posti meno conosciuti ma bellissimi.

Prima, un po’ di genesi della saga.
Ideata nei primi anni Novanta dalla scrittrice Joanne Rowling mentre viaggiava in treno da Manchester a Londra, la saga è composta da 7 libri, oggi tradotti in oltre 80 lingue, tra cui il greco antico e il latino. La Rowling terminò di scrivere il primo libro nel 1995 ma il primo tentativo di trovare un agente e un editore fallì. Al secondo tentativo trovò un agente pronto a sostenerla, ma venne rifiutata ancora da ben 12 editori, che giudicarono il libro “troppo lungo”, prima che la Bloomsbury Publishing si convinse a pubblicarla. Dato che il libro si rivolgeva ai bambini – inizialmente alla fascia di età 9-11 anni – l’editore le chiese di trovare uno pseudonimo, convinto che i bambini non avrebbero accettato una scrittrice donna. Da qui nasce lo pseudonimo “J. K. Rowling”, dove la K sta in realtà per Kathleen, nome della nonna di Joanne.
Il primo romanzo venne pubblicato a giugno 1997, con una tiratura di appena 500 copie ma entro la fine dell’anno, le copie vendute avevano già raggiunto le 70.000, che triplicarono nell’anno successivo. Questo successo iniziale si trasformò rapidamente in un fenomeno culturale senza precedenti, ribattezzato “Pottermania”. La saga è arrivata a superare i 600 milioni di volumi venduti in tutto il mondo, diventando la serie di libri più venduta della storia. Un primato legato anche alla capacità di riportare alla lettura un’intera generazione di giovanissimi e, contemporaneamente, di conquistare il pubblico adulto, portando alla creazione di edizioni con copertine diverse proprio per permettere ai “grandi” di leggerli senza imbarazzo (personalmente non condivido questa idea, che imbarazzo c’è nel leggere, anche fossero libri per bambini?).
Per creare questa storia epica – divenuta un vero e proprio impero letterario – la Rowling ha attinto a piene mani dal folklore britannico, dalla mitologia classica e dall’etimologia latina per battezzare incantesimi e personaggi: Remus Lupin unisce il celebre fondatore di Roma (Remo) al termine latino lupinus, svelando la sua maledizione ben prima della fine del libro, mentre l’arcigno custode Argus Gazza prende in prestito il nome da Argo, il gigante greco dai cento occhi, eternamente vigile. Gli stessi incantesimi poggiano su radici linguistiche reali, da Lumos (da lumen, luce) a Expelliarmus (expellere e arma) e molte delle creature che popolano Hogwarts hanno radici in leggende medievali reali, rendendo il mondo magico estremamente tcredibile agli occhi dei lettori: il letale Basilisco arriva dai bestiari europei del Medioevo, i dispettosi Mollicci (i Boggart originali) abitano da secoli le vecchie fiabe del folklore anglosassone, e persino il fiero Ippogrifo volava già da tempo tra i versi dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.
Però, molti degli elementi più affascinanti della saga non derivano da antiche leggende ma dalla vita privata e dai traumi dell’autrice. I Dissennatori – le creature oscure incappucciate che risucchiano i ricordi felici – sono la rappresentazione visiva della forte depressione di cui la Rowling soffrì prima del successo. Persino la scelta della stazione di King’s Cross a Londra, da cui parte l’Espresso per Hogwarts, ha un valore intimo: è da lì, a bordo di un treno diretto in Scozia, che i suoi genitori si erano conosciuti decenni prima.

Pensate che quando il fenomeno letterario esplose, la pubblicazione dei nuovi volumi si trasformò in una sorta di operazione militare: i camion che trasportavano i libri viaggiavano scortati, sigillati da catene e lucchetti, e le librerie dovevano firmare accordi di segretezza rigidissimi per garantire che nessuna copia venisse venduta un minuto prima dello scoccare della mezzanotte.

Eppure, agli esordi l’editore americano temeva che il titolo originale, Harry Potter e la Pietra Filosofale, fosse troppo pesante e che i ragazzini non avrebbero mai comprato un libro con la parola “filosofo” in copertina. Per questo, negli Stati Uniti, lo ribattezzarono Sorcerer’s Stone (La Pietra dello Stregone), un dettaglio che costrinse, anni dopo, gli attori del primo film a girare due volte ogni singola scena in cui veniva nominata la pietra, per ottenere la traccia audio corretta destinata al mercato americano.

Il cinema arrivò dalla Rowling nel 1999, quando la Warner Bros. fece un’offerta per acquistare i diritti dei primi quattro libri alla cifra “modica” di 1 milione di sterline (che, comunque, rispetto a ciò che guadagnò la Warner in seguito, è una briciola). Joanne, però, prima di accettare imposeuna clausola contrattuale non negoziabile: il cast doveva essere rigorosamente britannico e irlandese. Niente star americane, per mantenere intatta l’identità culturale e l’accento dell’opera. Pare che perfino Robin Williams si fosse offerto gratuitamente per la parte di Hagrid, ricevendo un cortese ma irremovibile “no”. Inoltre, la Rowling ottenne un controllo creativo quasi totale, supervisionando le sceneggiature per assicurarsi che le pellicole non andassero a contraddire elementi chiave che aveva già pianificato per i romanzi conclusivi, all’epoca non ancora scritti.
La produzione degli otto film, usciti tra il 2001 e il 2011, ha consolidato l’immaginario visivo della saga, trasformando luoghi reali dell’Inghilterra in icone mondiali e piantando radici profonde in ogni arte: musica (esiste un intero genere chiamato “Wizard Rock”), cinema, letteratura…

Così come per gli attori, anche le location scelte per girare i film sono tutte nel Regno Unito tra Scozia, Inghilterra e Irlanda.
Ecco l’itinerario in 6 tappe, tra location dei film e altri luoghi particolari da non perdere. È lungo circa 200 km e consiglio di dividerlo su un paio di giorni, così da potersi godere bene ogni tappa. Si può volare su Londra e da lì l’ideale è noleggiare un auto e partire alla scoperta delle location di Harry Potter.

Il poeta Matthew Arnold la chiamava “la città delle guglie sognanti” per la sua architettura gotica, per Keats era “la città più bella del mondo” e anche se non si trova nelle Cotswolds viene considerata da tutti la porta d’accesso alla regione. Oxford ancora oggi affascina viaggiatori da ogni nazione, che vengono qui per la sua fama universitaria – accoglie la più antica università del mondo anglosassone, fondata nel 1096 – e scoprono una città maestosa concentrata in 2,5 km quadrati, dall’atmosfera così magica che sembra uscita da un libro fantasy. Per questo non stupisce che sia stata scelta tra le principali location per filmare unlow fantasy come Harry Potter.
Prima location di questa tappa è il Christ Church College. Fondato nel 1546 da Enrico VIII, è l’unico college al mondo ad essere anche una vera cattedrale e il più grande, aristocratico e iconico di Oxford. Entrando vi troverete davanti alla scalinata in pietra della Bodley Tower, caratterizzata da un meraviglioso soffitto con volte a ventaglio. La prima scena che viene in mente guardandola è quella in cui la professoressa McGranitt accoglie per la prima volta i ragazzi prima dello Smistamento, ma è anche la stessa scalinate che compare ne La Camera dei Segreti (quando Harry e Ron atterrano col Platano Picchiatore e trovano il custode Gazza ad aspettarli) e nel flashback in cui si vede per la prima volta il giovane Tom Riddle.
Poco più in là si trova la Dining Hall, e qui sfatiamo un mito. Quasi tutti pensano che abbiano girato le scene della Sala Grande qui dentro, ma, in realtà, la sala era troppo stretta per farci entrare le gigantesche macchine da presa e, avendo solo tre file di tavoli al posto delle quattro necessarie per le Case di Hogwarts, non andava bene. Senza contare che gli studenti di Oxford dovevano pranzare! Per risolvere il problema, gli scenografi l’hanno fotografata in ogni singolo millimetro per poi ricrearla in versione gigantesca nei teatri di posa di Londra. Sempre qui poi, ma nel chiostro adiacente, è stata girata la scena in cui Hermione mostra a Harry la vecchia bacheca dei trofei. A proposito di questa scena, una curiosità: nella targhetta del film, James Potter viene indicato come “Cercatore”, sebbene J.K. Rowling avesse pensato a lui come “Cacciatore”. E se si guarda bene, nella bacheca compare anche un trofeo vinto da una certa M.G. McGonagall!
Inoltre, info importante per i veri cineturisti, durante la pausa didattica, quando gli studenti tornano a casa, c’è la possibilità di dormire nel college, facendo colazione proprio nella Dining Hall!

Seconda tappa oxfordiana è la Bodleian Library, un immenso complesso del 1602 che, per legge, riceve e conserva una copia di ogni singolo libro stampato nel Regno Unito e ospita ben 2 set del film.
Al piano terra si trova la Divinity School. Costruita nel 1400, ha un incredibile soffitto gotico composto da 455 chiavi di volta in pietra scolpita. É la più antica sala dell’Università di Oxford ed il luogo in cui un tempo gli studenti svolgevano i loro esami, che potevano durare anche 2 o 3 giorni. Assomigliavano più a un processo: a destra sedevano i professori, a sinistra lo studente interrogato e di fronte tutti gli altri studenti che potevano dire la loro.
Nel film, invece, si è trasformata nell’Infermeria di Hogwarts per ben quattro capitoli. È qui che Harry si sveglia col braccio ingessato, qui giace Hermione pietrificata ed è sempre da questa stanza che Harry e Hermione fanno partire il Giratempo. Ma la scena più divertente è legata al Calice di Fuoco: la sala perde i letti da infermeria e diventa l’aula in cui la McGranitt insegna a ballare il valzer, costringendo un imbarazzatissimo Ron Weasley a farle da cavaliere davanti a tutti i compagni.
Entrando nella porta nera (da qui è necessario il biglietto) e salendo le scale di legno si entra nella Duke Humfrey’s Library, la più antica libreria di Oxford e tra le più antiche biblioteche pubbliche al mondo, che prende il nome da Humphrey di Lancaster (per questo ha la forma di una H), primo duca di Gloucester. Nella saga è, ovviamente, la Biblioteca di Hogwarts e il celebre Reparto Proibito. Al suo interno ci sono tomi antichissimi ancora legati agli scaffali con delle catene, esattamente come nel film, e per poterli consultare – l’unico modo in cui è possibile leggerli, non si possono assolutamente far uscire dalla libreria – bisogna sottostare a delle regole rigidissime, tra cui giurare in inglese e nella propria lingua madre di non rovinarli né portarli via. Una regola storice che valeva anche per la produzione del film, che fu costretta a riprodurre i libri in CGI.
Un altro divieto secolare e assoluto di questa biblioteca è quello di introdurre fiamme libere. Eppure, se ricordate il film, in una scena Harry entra di notte nella libreria, indossando il mantello dell’invisibilità e portando con sé una lanterna accesa. Come hanno potuto girarla? Ottenendo un permesso eccezionale e rarissimo che permetteva a cast e crew di entrare di notte nella libreria, portando con loro tutta l’attrezzatura per girare. Per non rischiare mai una fiamma libera, la scena è stata girata usando luci artificiali ed effetti speciali, completando poi i dettagli più ravvicinati su un set ricostruito identico nei teatri di posa di Leavesden.

Curiosità: nel cortile esterno, subito fuori dall’ingresso della Bodleian Library, vedrete una statua scura. Osservatela bene, perché vi ricorderà un personaggio del film. Nella realtà è il terzo Duca di Pembroke, fratello di Enrico V, ma ispirò la Rowling a creare… Nick-Quasi-Senza-Testa!

Terza e ultima tappa ad Oxford è il New College. A dispetto del nome, venne fondato nel 1379 e una delle sue caratteristiche principali è che il perimetro ingloba i resti dell’antica cinta muraria della città. I suoi corridoi scuri (i Cloisters) sono stati usati moltissimo ne Il Calice di Fuoco: sono le navate in cui i compagni voltano le spalle a Harry, indossando e sfoggiando le famose spille magiche con la scritta “Potter fa schifo”.
Tutti i fan poi riconosceranno l’immensa e maestosa quercia secolare, vecchia di oltre 200 anni, che si trova al centro del cortile del chiostro. É qui che avviene la scena in cui Draco Malfoy se ne sta comodamente seduto sui rami a provocare Harry, prima che il professor Malocchio Moody intervenga, perdendo la testa e trasformando Malfoy in un furetto bianco, per poi infilarlo nei pantaloni di Tiger.

Come in ogni itinerario che creo, non mi limito solo alle location del film, ma aggiungo luoghi più o meno conosciuti da scoprire lungo il tragitto.
Il primo è proprio Bourton-on-the-water, la “Piccola Venezia delle Cotswolds”, così chiamato perché il centro del villaggio è attraversato dalle acque placide del fiume Windrush, punteggiato da piccoli e antichi ponti di pietra. E nel periodo natalizio, viene anche acceso l’albero di Natale proprio in mezzo al fiume!
Oltre alla bellezza del paesino con i suoi canali, ponticelli, salici piangenti e tipiche casette inglesi dai tetti spioventi, da non perdere qui – per chi ama il genere – c’è il Cotswolds Motoring Museum. Fondato nel 1978, ospita le sue collezioni all’interno di un vecchio mulino del 1700. Vi sono esposte auto d’epoca dagli anni ’20 agli anni ’80, vecchie motociclette, roulotte bizzarre e una collezione pazzesca di oltre 800 insegne smaltate originali, recuperate dalle vecchie pompe di benzina e officine di mezzo paese, oltre a centinaia di giocattoli che attraversano le stesse epoche.
Anche qui non può mancare la storia “cinematografica”: tra i pezzi che più attraggono visitatori al museo si trova Brum, l’auto gialla protagonista dell’omonima e amatissima serie tv per bambini degli anni ’90, creata da Frank Beattie e Anne Wood. Brum si diverte a uscire dal suo museo quando il proprietario è via, per andare ad aiutare la gente. Nella serie il proprietario di Brum è interpretato da Mike Cavanagh, attore e… fondatore del museo!
Nota: il museo è perfetto da visitare con i bambini, perché ci sono tanti angoli con giochi dedicati a loro e una piccola fattoria con animali di legno!

A breve distanza da Bourton-on-the-water si trova Stow-on-the-wold, la cittadina mercato più alta di tutte le Cotswolds. Vale la sosta per scoprire una vera chicca: la Tolkien Door, ovvero la porta che, secondo la leggenda locale, ispirò J.R.R. Tolkien – che insegnava nella vicina Oxford e frequentava assiduamente queste colline – per le Porte di Durin, il magico ingresso ovest delle Miniere di Moria ne Il Signore degli Anelli. Per trovarla, cercate la St. Edward’s Church e aggiratela fino a trovare – passando in mezzo al cimitero – la porta Nord, una pesante porta in legno scuro del XIII secolo, tempestata di chiodi e sormontata da una vecchia lampada a olio, incorniciata da due immensi e antichissimi alberi di tasso i cui tronchi nodosi sono cresciuti fino a inglobare la pietra del portale.
Non è mai stato confermato se effettivamente Tolkien si è ispirato a questo luogo, ma la somiglianza è impressionante sia con la descrizione del libro sia con la porta che si vede nel film. Sul mio profilo Instagram, qui, trovate un confronto tra la porta reale e quella del film. Giudicate voi!

Riprendendo la strada e guidando per 40 km verso ovest – circa 45 minuti di viaggio – si arriva nella valle del fiume Severn e si raggiunge Gloucester, riprendendo la caccia alle location di Harry Potter.
Fondata dai romani con il nome di Glevum quasi duemila anni fa, Gloucester nei secoli si è trasformata in un nodo vitale per il commercio marittimo d’Inghilterra e tracce di questo passato si trovano nella zona dei Docks, tra i suoi imponenti magazzini vittoriani in mattoni rossi che un tempo stoccavano grano, sale e legname, circondati dai riflessi dell’acqua nei canali. Ma a renderla meta prediletta per i turisti è la sua imponente cattedrale.
Nata come semplice abbazia anglosassone nel 681 (l’Abbazia di San Pietro), vide la sua vera ascesa architettonica grazie alla morte di un re. Infatti, nel 1327, Re Edoardo II venne brutalmente assassinato nel vicino castello di Berkeley, ma nessuna grande chiesa voleva accogliere le spoglie di un sovrano deposto in modo così controverso. Nessuna, tranne l’Abbazia di Gloucester. Questa scelta cambiò drasticamente il destino della cattedrale:la tomba del re assassinato divenne presto un luogo di pellegrinaggio talmente imponente e redditizio da finanziare una ristrutturazione colossale dell’edificio. Furono proprio le donazioni dei pellegrini a trasformare la chiesa in una delle massime espressioni dello stile gotico inglese. Ma, soprattutto, fu la presenza stessa di quella tomba reale a salvarla un secolo dopo: durante la Riforma, quando re Enrico VIII ordinò la distruzione e la soppressione dei monasteri in tutto il paese, non osò abbattere l’edificio che custodiva le spoglie di un suo antenato e lo salvò dalla rovina elevandolo ufficialmente allo status di Cattedrale.

Secoli dopo, anche il cinema si accorse di lei e ospitò diverse produzioni, tra cui il Doctor Who e Queen of Scots (Maria regina di Scozia).
L’arrivo della troupe di Harry Potter, invece, non fu affatto ben accolto. Quando si sparse la voce che l’edificio avrebbe ospitato la trasposizione di una storia di maghi e streghe, scoppiò un vero e proprio caso. Diversi gruppi religiosi locali – guidati da una coppia di attivisti cristiani locali, Derek e Paula Clare – insorsero, inondando la stampa di lettere indignate e minacciando di presidiare l’ingresso per bloccare le riprese, accusando il film di promuovere la stregoneria in un luogo sacro. A calmare le acque intervenne il Decano in persona, il Reverendissimo Nicholas Bury, che difese pubblicamente l’opera di J.K. Rowling paragonandola ai classici di Tolkien e C.S. Lewis. Il via libera fu concesso, ma a una condizione: alla produzione venne categoricamente vietato l’accesso alla navata principale consacrata, destinata al culto. Le scene avrebbero dovuto limitarsi esclusivamente all’area dei chiostri. Anche lì, comunque, la troupe dovette mimetizzare o coprire ogni singola icona o vetrata religiosa visibile.

Quando si arriva ai chiostri, è facile capire perché la produzione lottò tanto per poter girare qui. La Cattedrale di Gloucester vanta la più antica volta a ventaglio d’Inghilterra (risale alla metà del 1300) e le costolature di pietra si aprono verso il soffitto intrecciandosi come rami di alberi millenari, creando un tunnel visivo di una bellezza maestosa. Sembra davvero di stare in un bosco magico!

Il chiostro della Cattedrale di Gloucester

Nel Chiostro Nord si trova il Lavatorium, l’antica e lunga vasca in pietra dove i monaci si lavavano le mani prima dei pasti. È l’angolo esatto in cui Harry e Ron, nel primo film, si appiattiscono contro il muro per nascondersi dal Troll di montagna. Ed è qui che, per La Camera dei Segreti, i muri sono stati macchiati dalla scritta “La Camera dei Segreti è stata aperta, nemici dell’erede… state attenti”? Per realizzarla senza imbrattare la pietra del XIV secolo, la troupe ha clonato un’intera sezione di parete, costruendo un finto muro di pannelli perfettamente sovrapposto all’originale, su cui hanno poi dipinto la scritta con… sangue di maiale! La vernice rossa non avrebbe reso come doveva, quindi utilizzarono questo stratagemma.
Nel Chiostro Sud, invece, si trova il corridoio che porta alla sala comune di Grifondoro con il ritratto della fondatrice della casa. È in questo tratto che è stata girata anche la famosa scena dell’allagamento causato dal bagno di Mirtilla Malcontenta. Per non distruggere le lapidi antiche e il pavimento originale sotto migliaia di litri d’acqua, venne costruita una finta pavimentazione impermeabile rialzata di qualche centimetro, progettata per trattenere l’inondazione temporanea in totale sicurezza.
Infine, aguzzando la vista mentre si passeggia per il Chiostro Est, si possono riconoscere le arcate sotto cui, nel Principe Mezzosangue, Harry origlia di nascosto la discussione tra Piton e Malfoy riguardo al Voto Infrangibile.

Oltre alle location di Harry Potter, la Cattedrale di Gloucester nasconde tante storie, curiosità e piccoli misteri, come il giocatore di golf sulla vetrata (che un tempo era la vetrata più grande al mondo) o… la tomba di John Stafford Smith, compositore nato a Gloucester nel 1750 e ricordato per aver composto la musica dell’inno nazionale americano. Questa è una storia curiosa: siamo agli inizi del 1800, l’Europa se la sta vedendo con Napoleone e gli Stati Uniti sono nati da poco. Il Regno Unito è in guerra con la Francia e impone pesanti restrizioni sul commercio navale, che si ripercuotono anche sul commercio statunitense, l’arruolamento forzato di marinai statunitensi nella Royal Navy e ostacola l’espansione americana verso ovest. Tutti motivi che portarono gli Stati Uniti a dichiarargli guerra nel 1812, con l’appoggio soprattutto dei War Hawks, un gruppo di giovani congressisti espansionisti. All’inizio gli inglesi sono distratti dalla guerra contro Napoleone ma dopo le sua sconfitta a Waterloo nel 1815, si concentrano di più sulla guerra con gli Stati Uniti. Invadono Washington D.C. e incendiano diversi edifici governativi, poi si spostano verso Baltimora, in Maryland, e dalle navi bombardano per 25 ore la città. I soldati di Fort McHenry resistono e all’alba del giorno successivo issano una gigantesca bandiera a stelle e strisce, segnando una vittoria fondamentale per la guerra. Ad assistere a questo momento intenso c’era Francis Scott Key, un avvocato del Maryland che, ispirato, scrisse il verso iniziale di “The Star-Spangled Banner”, che poi terminò una volta tornato a Baltimora. Per accompagnare le parole, però, doveva scegliere una musica adatta e ne scelse una che in quel periodo si sentiva spesso per le strade: “The Anacreon Song”, una canzone da bevute inglese che celebrava il poeta greco Anacreon, amante del vino, la cui musica fu scritta da John Stafford Smith, compositore nato a Gloucester, nonché organista della Cattedrale! Ironicamente, l’inno nazionale americano è la musica per cui viene ricordato, pur avendo scritto quella musica per tutt’altro.

Uscendo dalla cattedrale c’è ancora un posto da scoprire, anche se non è una location cinematografica. A due passi dal sagrato, imboccando uno stretto vicolo acciottolato chiamato College Court, si trova una piccola e deliziosa vetrina antica: è l’edificio originale della House of the Tailor of Gloucester, dedicata all’universo di Beatrix Potter, una delle più grandi e rivoluzionarie autrici e illustratrici per l’infanzia a cavallo tra l’epoca vittoriana ed edoardiana, la “mamma” del celebre Peter Rabbit. Nel 1897, Beatrix visitò Gloucester e venne a conoscenza della storia vera di un sarto locale che, avendo lasciato un panciotto tagliato ma non cucito nel suo negozio di sabato sera, lo ritrovò miracolosamente finito il lunedì mattina (nella realtà, il merito fu dei suoi assistenti che lavorarono di nascosto nel weekend). Quella leggenda la colpì a tal punto da scriverci sopra una delle sue fiabe più amate, “Il sarto di Gloucester”, immaginando che fossero stati dei topolini a completare il lavoro, e ambientandola esattamente in questo vicolo. Oggi quello stesso edificio sembra uscito dalle pagine di un suo libro illustrato e ospita un piccolo museo al primo piano e uno shop incantevole al piano terra.

Penultima tappa dell’itinerario, prima di raggiungere il “set” più importante delle Cotswolds, è l’imperdibile Bath, a 77 km da Gloucester guidando verso sud. È la città in cui Jane Austen visse e ambientò diversi romanzi e che, annualmente, ospita il festival a lei dedicato (con meravigliosi abiti d’epoca!).
Interamente costruita in pietra calcarea locale, è famosa per le sue terme romane e per i suoi imponenti complessi residenziali del 1700, come il celeberrimo Royal Crescent (al cui civico 1 si trova la facciata esterna usata per casa Featherington in Bridgerton, ma delle location della serie parlerò a parte. Intanto segnatevi Bath tra le prossime mete!). Dedicando un giorno intero all’esplorazione della città, le cose da non perdere sono diverse. Si può iniziare dalle sue famose terme romane, il luogo in cui duemila anni fa sgorgava naturalmente acqua termale a 46 gradi, e i romani vi costruirono un imponente complesso di bagni votivi dedicati alla dea Sulis Minerva. Proprio accanto ad esse si trova l’Abbazia di Bath, contraddistinta dalle lunghe scale di pietra su cui degli angeli scolpiti si arrampicano verso il cielo, ispirate a un sogno che il vescovo di Bath fece nel 1500.
A cinque minuti a piedi dall’abbazia si trova uno dei punti più fotografati d’Europa: il Pulteney Bridge. Completato nel 1774 su progetto dell’architetto Robert Adam, aveva lo scopo di collegare il centro storico della città ai terreni della famiglia Pulteney, la quale voleva speculare e costruire un nuovo quartiere residenziale oltre il fiume Avon. Adam si ispirò esplicitamente ai capolavori italiani, in particolare al Ponte Vecchio di Firenze e al Ponte di Rialto a Venezia, e oggi Pulteney Bridge è tra i pochi ponti rimasti al mondo a ospitare storiche botteghe e negozietti artigiani lungo l’intero arco di entrambi i lati. Da qui, fermandosi lungo la sponda del fiume all’altezza dei Parade Gardens, si ammira la vera particolarità che rende unico questo angolo di Bath: il fiume Avon compie un salto proprio sotto le tre arcate del ponte, incanalato in una grande diga artificiale a forma di ferro di cavallo chiamata Pulteney Weir. Questo sbarramento crea una serie di cascate stratificate che generano un movimento d’acqua ipnotico e un rombo costante, offrendo uno spettacolo insolito.

Prima di lasciare Bath, infilatevi nel North Parade Passage e fermatevi da Sally Lunn’s Eating House, situata all’interno della casa più antica di Bath, risalente al 1482. La leggenda racconta che nel 1680 una giovane rifugiata ugonotta francese di nome Solange Luyon fuggì dalle persecuzioni religiose e trovò lavoro in questa minuscola panetteria. Qui iniziò a sfornare un pane dolce, ricco, lievitato e incredibilmente soffice, simile a una brioche francese. I locali, che faticavano a pronunciare il suo nome, decisero di anglicizzarlo in “Sally Lunn”, battezzando così anche la sua creazione: il Sally Lunn Bunn. Fu un successo clamoroso, tanto che la nobiltà dell’epoca arrivava da ogni parte dell’Inghilterra solo per consumarlo a colazione. Oggi ci si può sedere in quelle stesse sale storiche dal legno scuro e gustare il famoso “Bun”: gigantesco, servito caldissimo e farcito tradizionalmente con burro e marmellata o in versione salata, preparato ancora seguendo rigorosamente la ricetta segreta originale trovata secoli fa in una vecchia scatola nascosta nel muro.
Inoltre, scendendo nel seminterrato del locale, c’è un piccolo museo gratuito dove si può vedere la cucina originale del 1600 con il vecchio forno in mattoni usato da Sally.

Ultima tappa di questo viaggio sulle orme di Harry Potter è Lacock, un piccolo villaggio gestito interamente dal National Trust, dove è severamente vietato installare antenne tv visibili, stendere asfalto moderno, posizionare cavi elettrici aerei o pali della luce, e dove tutto è rimasto fermo al XIII secolo.
Il primo luogo da non perdere è la Lacock Abbey, un antico monastero agostiniano del 1232 poi trasformato in residenza privata dopo lo scisma di Enrico VIII. Le sue mura hanno accolto i primi anni di Hogwarts e tra queste mura è impossibile non sentirsi dentro la scuola di magia più famosa al mondo.
Il tour può partire dalla Sacrestia, che nel film ha “interpretato” l’aula di pozioni di Severus Piton. Nella realtà questo spazio era usato dai monaci per custodire i vasi sacri e, a differenza della segreta buia che si vede nel film, si trova al piano terra e riceve moltissima luce. Per ingannare lo spettatore, gli scenografi dovettero oscurare le grandi finestre gotiche fino a un certo punto, tagliando fuori il sole con luci artificiali e fumo scenico per far sembrare la stanza parzialmente interrata.
Poco più in là si incontra la Warming Room, l’antico locale del riscaldamento, dominato da un enorme calderone in pietra del 1500. Quel calderone è un pezzo originale dell’abbazia, ma nel film è diventato l’oggetto di scena perfetto per l’aula di Difesa contro le Arti Oscure del professor Quirrell. Nella vicina Chapter House (la sala capitolare), invece, Harry ritrova lo Specchio delle Brame mentre, nel secondo capitolo, è qui che gli studenti si radunano a ripassare e a spettegolare dopo aver scoperto che Harry parla il Serpentese.

Fuori dall’Abbazia, l’intero borgo è un set a cielo aperto che non ha quasi bisogno di modifiche, tanto che le automobili moderne degli abitanti sono spesso l’unico elemento da nascondere durante le riprese. Camminando sulla strada dietro l’abbazia ci si ritrova davanti al caratteristico e bellissimo cottage in pietra e mattoni rossi scelto per la casa dei Potter a Godric’s Hollow nel primo capitolo della saga.
Risalendo poi la salita di Cantax Hill, si può vedere la casa georgiana dal portone bianco usata ne Il Principe Mezzosangue come rifugio di Horace Lumacorno. Questa specifica scena è legata a un aneddoto memorabile per gli abitanti: le riprese si tennero di notte nell’ottobre del 2007 e, per simulare l’inverno profondo, la troupe coprì le strade e i tetti del villaggio con tonnellate di neve finta biodegradabile. Ai residenti venne chiesto di spegnere ogni luce interna e di lasciare le auto fuori dal borgo, in cambio di un indennizzo di circa 200/250 sterline a famiglia per il disturbo. Inoltre, sopra i tetti vennero fatti volare enormi palloni illuminanti a elio per ricreare una luce lunare artificiale e spettrale. A pochi metri dalla casa di Lumacorno, infine, la facciata dello storico pub Sign of the Angel venne camuffata per trasformarla nell’esterno della locanda di Budleigh Babberton.

Qui termina il viaggio, ma è solo un bellissimo assaggio di quello che hanno da offrire le Cotswolds!
Vuoi organizzare questo itinerario e personalizzarlo? Contattami!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Itinerari di cinema e d'America

Itinerari Cinematografici e viaggi negli Stati Uniti

Itinerari di cinema e d'America ©Copyright 2014-2025. All rights reserved.
Close

Enjoy this blog? Please spread the word :)