Sulle tracce di Cthulhu: itinerario nei luoghi di Lovecraft a Providence

“Io sono Providence, e Providence sono io. Insieme, indissolubilmente uniti, resistiamo attraverso i secoli, un monumento immutabile eretto in eterno
all’ombra del picco ghiacciato di Durfee!”
Howard Phillips Lovecraft

Con queste parole, scritte in una lettera al suo amico James F. Morton il 16 maggio 1926, il Maestro dichiara il suo amore viscerale per la sua città natale, Providence, capitale del Rhode Island, il più piccolo Stato degli USA.
Providence, che con le sue salite e discese, i cimiteri secolari, i giardini dei college nascosti dietro i cancelli, le case coloniali in legno scuro, l’Athenaeum, è facile scambiare per la nebbiosa Arkham, se come noi siete amanti dei racconti e dei mondi di Lovecraft. A ogni passo che si compie in questa città, si allontanano i rumori e le immagini della modernità, per lasciare spazio alle atmosfere cupe e misteriose che hanno forgiato l’immaginario lovecraftiano nei ruggenti anni Venti.
É qui che, per i divoratori letterari del mondo di Cthulhu, il velo tra la realtà e l’ignoto sembra farsi più sottile, lasciando intravedere l’ombra dei Grandi Antichi.
E noi, grandi fan del Solitario di Providence, non potevano non venire qui a scoprire la sua città, creare un itinerario per esplorare i luoghi reali in cui ha vissuto, immaginato e creato il suo mondo letterario che ha dato vita nel tempo a film, giochi, racconti, romanzi e fumetti, plasmando l’intero universo dei Miti, oggi radicato nella cultura pop (e, da sempre, in quella nerd a cui rivendico fieramente di appartenere).

Il 20 agosto 1890 nasce a Providence, al 454 di Angell Street, in una casa che è stata purtroppo abbattuta, Howard Phillips Lovecraft, figlio di Winfield Scott Lovecraft e Sarah Susan Lovecraft (nata Phillips). Nato in un’agiata famiglia di origini inglesi, H.P. vide presto il suo mondo incrinarsi: aveva solo tre anni quando il padre, in preda a un crollo psicotico, venne rinchiuso al Butler Hospital di Providence, dove sarebbe morto cinque anni dopo per le complicanze di una sifilide in stadio avanzato.
A fare da ancora di salvezza in una famiglia dominata dal lutto e dall’iperprotettività di una madre emotivamente fragile, fu il nonno materno, Whipple Van Buren Phillips, il vero centro dell’universo infantile di Lovecraft. Incoraggiò la sua prodigiosa intelligenza, aprendogli le porte della sterminata biblioteca di famiglia e instradandolo verso i classici greco-romani, l’astronomia e la letteratura gotica. È proprio il nonno che, per intrattenere il nipote, iniziò a raccontare storie originali popolate da “orrori alati” e “suoni cupi e lamentosi”, gettando di fatto i primissimi semi di quello che un giorno sarebbe diventato il Mito di Cthulhu.
Nel 1896, la morte della nonna fece sprofondare la casa in una depressione profonda. Le zie e la madre iniziarono a vestire abiti da lutto neri che terrorizzavano il piccolo Howard e fu in questo clima opprimente, a soli cinque anni, che iniziarono a tormentarlo incubi ricorrenti dominati da creature mostruose, demoni privi di volto che lo afferravano e lo trascinavano a folle velocità nello spazio: erano nati i “Magri Notturni” (night-gaunts), creature che trent’anni dopo avrebbero infestato le pagine dei suoi racconti.

Il Ventesimo secolo iniziò con il crollo dell’impero finanziario del nonno e la conseguente morte di quest’ultimo nel 1904. Passato dalle grandi stanze vittoriane a un piccolo loft in affitto con la madre, Lovecraft, ormai adolescente, sfiorò persino l’idea del suicidio, trattenuto in vita solo dalla sua viscerale curiosità scientifica per l’astronomia e la chimica. Gli anni successivi furono un susseguirsi di isolamento, studi da autodidatta – non completò mai il liceo a causa dei continui esaurimenti nervosi – e i primi passi nel giornalismo amatoriale, dove iniziò a tessere la sua infinita rete di corrispondenze epistolari.
Nel 1919 il dramma familiare si ripeté: anche la madre Susie, in preda a visioni di creature mostruose che sbucavano dagli angoli bui di Providence, venne internata al Butler Hospital, dove morì due anni dopo. Cinque anni dopo, H.P. – che aveva incubi ricorrenti anche lui, quegli stessi incubi che poi trasformò in racconti – sposò Sonia Greene e si trasferì a New York. Per il “Solitario di Providence”, conservatore e abitudinario, la metropoli caotica, multiculturale e frenetica fu un vero e proprio trauma. Sebbene avesse trovato conforto in un circolo di intellettuali e amici, il Kalem Club, l’esperienza newyorkese fu segnata dal fallimento economico, dalla fame e persino da un furto che lo lasciò con i soli vestiti che aveva indosso. Eppure, proprio da questo senso di oppressione e terrore urbano nacquero opere intrise di angoscia come L’orrore a Red Hook e, soprattutto, la bozza di quel capolavoro indiscusso sull’insignificanza dell’umanità che è Il richiamo di Cthulhu.
Lovecraft fuggì da New York nel 1926 per tornare dalle sue zie e nella sua amata Providence. Furono gli anni d’oro della sua creatività. Mentre abitava al 10 di Barnes Street e poi al 66 di Prospect Street, scrisse i suoi testi più maestosi, da La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath a Il caso di Charles Dexter Ward, fino a La maschera di Innsmouth. Lontano dal successo commerciale – che rifiutava quasi per snobismo, ritirandosi al primo rifiuto di un editore – creò il leggendario “Circolo Lovecraft”: una rete di scrittori weird (tra cui Robert E. Howard, il creatore di Conan il Barbaro) che si scambiavano idee, mostri e tomi proibiti, costruendo pezzo dopo pezzo quell’universo condiviso che oggi adoriamo.

La fine di Howard arrivò troppo presto. Il suicidio del fraterno amico Robert E. Howard nel 1936 lo devastò psicologicamente. Pochi mesi dopo, gli venne diagnosticato un cancro all’intestino in fase terminale. Affrontò il dolore con la stessa stoica e macabra curiosità scientifica che animava i suoi personaggi, tenendo un diario clinico della sua malattia finché ebbe la forza di impugnare la penna. Si spense il 15 marzo 1937, a soli quarantasei anni. Sepolto nello Swan Point Cemetery sotto il monumento della famiglia Phillips, il suo nome rimase a lungo nell’ombra. Fu solo nel 1977, grazie a una colletta di devoti lettori, che il Maestro ricevette finalmente una lapide personale, commemorativa (ma non vi è sepolto sotto, a differenza di quello che molti pensano, il corpo è rimasto nel monumento della famiglia). Incisa nel granito, sotto le date di nascita e di morte, un’unica dichiarazione d’amore eterno, tratta dalle sue stesse lettere, che oggi accoglie chiunque vada a rendergli omaggio: “I AM PROVIDENCE”.

In vita, Lovecraft non conobbe mai il successo. Pubblicava i suoi racconti su riviste pulp da pochi centesimi, come Weird Tales, e sopravviveva a stento come ghostwriter e revisore di bozze. Scrisse decine di migliaia di lettere – si stima quasi centomila- intessendo una fitta rete di scambi epistolari con altri scrittori dell’epoca, incoraggiandoli a utilizzare i suoi mostri, i suoi libri proibiti – come il celebre Necronomicon scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred – e i suoi dèi antichi per creare una mitologia condivisa e sconfinata.
Al centro di questo pantheon di orrori c’è lui: Cthulhu, l’entità mastodontica dalla testa di calamaro, il corpo scaglioso e le ali di drago, che giace dormiente (ma sognante) nella città sommersa di R’lyeh, in attesa che “le stelle siano allineate” per risvegliarsi e dominare nuovamente la Terra.
L’impatto culturale di questo immaginario oggi è incalcolabile, e gran parte del merito per aver preservato e diffuso questa eredità in modo filologico e appassionato va alla H.P. Lovecraft Historical Society (HPLHS). Fondata nel 1986 da un gruppo di appassionati giocatori di ruolo, l’associazione è oggi una vera istituzione internazionale che trasforma la sua narrativa in qualcosa di più: incidono radiodrammi in puro stile anni Venti, stampano perfetti oggetti di scena per investigatori (dai telegrammi ingialliti ai ritagli di giornale), producono album musicali parodistici e hanno persino girato adattamenti cinematografici capolavoro in stile muto, come il pluripremiato The Call of Cthulhu.
Per percepire davvero quanto Lovecraft sia venerato, bisogna andare a Providence negli anni pari, solitamente nel weekend più vicino al 20 agosto, data di nascita dell’autore. È il periodo in cui la città viene invasa dal NecronomiCon Providence, il più grande festival internazionale e simposio dedicato alla weird fiction, durante il quale centinaia di accademici, registi, giocatori di ruolo, scrittori e fan si radunano nei saloni del Biltmore Hotel e per le strade cittadine tra tavole rotonde letterarie, l’Eldritch Ball in maschera, la colazione di preghiera a Cthulhu (ovviamente tutta finzione!) e proiezioni cinematografiche. Un festival che trasforma Providence nella cara vecchia Arkham.

Providence fu fondata nel giugno del 1636 dal teologo puritano Roger Williams, che era stato cacciato dalla colonia del Massachusetts a causa delle sue idee troppo radicali. Williams sognava un rifugio dove stato e chiesa fossero rigorosamente separati, e acquistò questa terra dai Nativi Americani Narragansett, ribattezzandola in onore della “Misericordiosa Provvidenza di Dio”.
Nel marzo del 1676, durante la sanguinosa Guerra di Re Filippo – un conflitto fra i nativi americani e i coloni inglesi e i loro alleati americani, combattuto fra il 1675 e il 1678 – la città fu rasa al suolo e bruciata proprio dalle tribù native. Risorta dalle sue ceneri, Providence divenne nei secoli successivi un fiorente e spregiudicato porto commerciale, arricchendosi, come molte città dell’epoca, anche con il commercio degli schiavi, per poi riconvertirsi in fiorente industria tessile e orafa. Non tutti sanno, però, che l’indole ribelle della città anticipò persino la Guerra d’Indipendenza: fu qui, durante il celebre “Affare Gaspée” del 1772, che i cittadini di Providence diedero alle fiamme una nave doganale britannica, versando il primissimo sangue della Rivoluzione Americana, ben più di un anno prima del famoso Boston Tea Party. E fu sempre il Rhode Island la prima delle Tredici Colonie a rinunciare ufficialmente all’obbedienza alla Corona Britannica nel maggio 1776.
È tra queste strade cariche di storia, di rivolte, di antichi fantasmi coloniali, che Lovecraft trovò l’ispirazione per i suoi racconti.
L’itinerario sui luoghi di Lovecraft a Providence, ideale da inserire in un on the road in New England, si può – anzi, si deve! – percorrere a piedi e impiega circa un’ora. Solo lo Swan Point Cemetery, ultima tappa, si trova un po’ più lontano (circa 3,5 km dal centro) ma è facilmente raggiungibile in dieci minuti di auto.
Ho diviso il percorso per tappe, ognuna legata in qualche modo alla vita del Maestro, creando un itinerario lineare e non “cronologico”, suddiviso in 12 tappe. Si trovano tutte nella zona di College Hill, a parte il Lovecraft Arts&Sciences, che si trova nella Downtown (o Downcity, come la chiamano i providenziani) e, come già detto, lo Swan Point, ai confini dell’East Side.
Faccio la solita raccomandazione: molti luoghi sono residenze private, quindi non bisogna avvicinarsi troppo e rispettare sempre la riservatezza di chi ci vive.

Halsey House (140 Prospect Street)
Iniziamo dall’imponente Halsey House, una villa del 1801 che ai tempi di Lovecraft godeva già di un’oscura fama di casa infestata. Il Maestro rimase così suggestionato dalla sua mole austera da sceglierla come abitazione per il protagonista del suo capolavoro, Il caso di Charles Dexter Ward, il romanzo breve che più di ogni altro scava nella magia nera e nel passato coloniale di Providence.

Le dimore del Maestro (10 Barnes Street & 65 Prospect Street)
Dal 1926 al 1933, Lovecraft abitò al 10 di Barnes Street, l’indirizzo esatto che decise di assegnare anche al Dottor Willett, sempre ne Il caso di Charles Dexter Ward. Successivamente, si spostò in un appartamento della Samuel B. Mumford House al 65 di Prospect Street, che divenne la sua ultima dimora. In questa casa scrisse alcune delle sue opere più famose, come Alle Montagne della Follia, e la utilizzò come ambientazione per il suo racconto L’Abitatore del Buio (The Haunter of the Dark), dove il protagonista Robert Blake siede alla finestra scrutando con terrore il profilo di Federal Hill, in attesa che qualcosa arrivi dalle tenebre.

H.P. Lovecraft Memorial Square (Incrocio tra Prospect Street e Angell Street)
Il luogo imperdibile su College Hill per tutti i veri devoti del Maestro, si trova all’angolo nord-ovest tra Prospect e Angell Street, proprio dove un tempo sorgeva la casa natale di Lovecraft (al civico 454, purtroppo abbattuta decenni fa): la H.P. Lovecraft Memorial Square. Nel 2013, la città ha installato una targa commemorativa per consacrare ufficialmente questo incrocio, nel punto in cui l’architetto dell’incubo ha mosso i primissimi passi.

H.P. Lovecraft Memorial (John Hay Library, Brown University – 20 Prospect Street)
Poco distante, incastonato nel prestigioso campus della Brown University – un’istituzione accademica che Lovecraft ha citato spessissimo per dare autorevolezza ai suoi studiosi nei racconti – si trova un tributo letterario al Solitario di Providence. Nel 1990, in occasione del centenario della sua nascita, venne eretto il H.P. Lovecraft Memorial, un omaggio nato grazie alla dedizione e agli sforzi congiunti del suo massimo biografo S.T. Joshi, di Will Murray, Jon Cooke e dell’associazione “Friends of H.P. Lovecraft”. Il luogo in cui collocarlo non è stato scelto a caso: alle spalle della targa si trova infatti la magnifica John Hay Library, che custodisce la più vasta e preziosa collezione al mondo di manoscritti, appunti e lettere originali dell’autore. Un vero e proprio sancta sanctorum per chiunque voglia approfondire vita e opere del creatore di Cthulhu.

Il cimitero della St. John’s Cathedral (271 North Main Street)
Questa cattedrale episcopale ospita un camposanto antichissimo, risalente al 1720. Era uno dei luoghi di pellegrinaggio personali di Lovecraft, che amava passeggiare tra queste lapidi erose dal vento, esattamente come faceva Edgar Allan Poe decenni prima di lui.

Stephen Harris House (135 Benefit Street)
Costruita nel 1764, questa dimora dal fascino sinistro e cadente è la protagonista assoluta del racconto La casa evitata (The Shunned House, 1924). Lovecraft conosceva benissimo questo edificio, perché sua zia Lillian vi aveva abitato tra il 1919 e il 1920. Nel racconto, la cantina della casa nasconde una mostruosità vampirica che si nutre dell’energia vitale degli inquilini. Oggi la casa è bianca, chiara e luminosa, e guardandola è difficile immaginare che celi segreti spaventosi… ma chi può dirlo?

Prospect Terrace (75 Congdon Street)
Per capire il legame d’amore tra Lovecraft e la sua città, basta sedersi sulle panchine di questo piccolo parco in pendenza. Era uno dei rifugi preferiti del Maestro. Da qui si domina l’intero skyline di Providence: al tramonto, quando il cielo si infiamma e i tetti appuntiti diventano nere silhouette, sembra davvero di guardare la città attraverso gli occhi di Lovecraft. Dal 1939, qui svetta anche un’imponente statua dedicata al fondatore Roger Williams… se la immaginate la sera, avvolta da una nebbiolina leggera, è quel tocco in più che aiuta a calarsi nelle atmosfere lovecraftiane.

Fleur-de-Lys Studio (7 Thomas Street)
Una piccola deviazione verso questa bizzarra e meravigliosa casa costruita nel 1885 dall’artista Sydney Richmond Burleigh, è dovuta. La facciata è decorata da strani altorilievi e i colori accesi sono uno strano contrasto con il cupo immaginario dei Miti che ci ha accompagnati fino ad ora. Il nome vi suona familiare? É perché si tratta quasi di un’icona sacra per i fan: nel racconto Il richiamo di Cthulhu, Lovecraft decide che questa è l’abitazione dell’eccentrico e tormentato scultore Henry Anthony Wilcox, il giovane che modella il mostruoso idolo di Cthulhu nei suoi deliri onirici.

Providence Athenaeum (251 Benefit Street)
Risalendo lungo la bellissima e aristocratica Benefit Street, ci imbattiamo nell’Athenaeum, una biblioteca del 1836 che richiama lo stile dei templi greci. Lovecraft, che abitava ad appena un solo isolato di distanza, era un frequentatore assiduo di questi saloni colmi di tomi antichi, amava perdersi tra gli scaffali.
L’edificio è fondamentale anche per un altro motivo romantico e macabro: fu proprio tra queste pareti che Edgar Allan Poe corteggiò la poetessa Sarah Helen Whitman. Per questo all’interno potrete trovare busti di entrambi gli scrittori. E vi svelo una chicca: il busto di Lovecraft fu donato all’Athenaeum nel 2013, proprio durante i giorni del NecronomiCon, dallo scultore Bryan Moore. Se vi avvicinate al piedistallo per leggere la targa commemorativa, scoprirete che l’opera è stata realizzata grazie a una raccolta fondi e tra i nomi dei principali donatori spicca proprio quello di Guillermo del Toro, insieme al grande biografo lovecraftiano S.T. Joshi.

Weird Providence – Lovecraft Arts & Sciences (65 Weybosset Street)
Per la penultima, e bellissima, tappa dell’itinerario, si lascia College Hill per raggiungere la downtown storica, all’interno della bellissima galleria The Arcade. Qui si trova la Lovecraft Arts & Sciences (conosciuta anche come Weird Providence), il centro nevralgico del fandom mondiale, il quartier generale del NecronomiCon e un vero e proprio santuario colmo di edizioni rare, saggi accademici, gadget e mappe dettagliate per esplorare l’universo lovecraftiano. Avrei passato ore solo qui dentro!

Swan Point Cemetery
L’itinerario si conclude poco fuori dal centro, nella vastità dello Swan Point Cemetery.
Dopo una vita di stenti e sogni tormentati, Lovecraft trovò riposo qui nel 1937, nella tomba di famiglia. Per decenni, il suo nome figurò solo sull’obelisco familiare centrale, ma nel 1977 un gruppo di fan appassionati fece una colletta per regalargli una lapide personale. Incisa nel granito, si legge una sola, semplice, frase tratta dalle sue stesse lettere: “I am Providence” (Io sono Providence).
Sulla lapide è consuetudine lasciare monete, penne, o piccoli polpi di peluche in segno di gratitudine. Un passaggio e un saluto dovuto al Maestro che ha inventato non solo l’horror moderno ma un vero e proprio universo espanso che a un secolo di distanza continua a dominare le nostre letture, le pellicole di Hollywood e la nostra immaginazione.

Passeggiando per Providence, si potrebbe avere una sensazione di déjà-vu: grazie alle sue architetture coloniali e all’atmosfera del New England, Providence è stata scelta decine di volte come set da Hollywood.
È proprio qui, per le strade del centro, che i fratelli Farrelly hanno fatto esplodere la comicità scorretta di Tutti pazzi per Mary (There’s Something About Mary, 1998) con Cameron Diaz e Ben Stiller. Sempre in città sono stati ambientati il toccante L’amore secondo Dan (Dan in Real Life, 2007) con Steve Carell, e la fiaba del cane volante Underdog – Storia di un vero supereroe (2007). Le architetture storiche hanno inoltre fatto da sfondo al kolossal storico di Steven Spielberg Amistad (1997).
Infine, più recentemente, Providence ha ospitato il grande e attesissimo ritorno delle streghe Sanderson: gran parte delle riprese di Hocus Pocus 2 (2022) è stata girata proprio qui, sfruttando l’atmosfera spooky autunnale della città per ricreare la magia oscura ma divertente di Salem.

Lovecraft non ha creato il suo universo dal nulla. Nelle sue lettere ha sempre tributato un enorme debito di gratitudine gli scrittori che lo hanno ispirato. In primis, ovviamente, Edgar Allan Poe, che adorava e del quale si considerava il diretto successore narrativo. Per capire l’architettura dei suoi dèi e il suo senso del fantastico, invece, bisogna citare le atmosfere oniriche dell’irlandese Lord Dunsany, il terrore viscerale della natura dello scozzese Arthur Machen, e le spettrali visioni urbane di Robert W. Chambers, geniale creatore del Re in Giallo, figura che poi entrerà prepotentemente nel mito lovecraftiano, diventandone uno dei simboli.

Chi, invece, ha raccolto oggi il testimone del Maestro di Providence, portando i suoi orrori indicibili sul grande schermo?
La lista dei devoti a Cthulhu è lunghissima e vanta i più grandi nomi del cinema. C’è John Carpenter, che con La Cosa (l’isolamento, il mostro amorfo mutaforma) e Il seme della follia (In the Mouth of Madness, fin dal titolo un omaggio) ha tradotto in pellicola il puro senso di impotenza cosmica. C’è Guillermo del Toro, un vero fanatico dell’autore, che ha cercato per anni di portare al cinema Alle Montagne della Follia e che ha omaggiato Lovecraft visivamente e narrativamente in opere come La forma dell’acqua o la serie antologica Cabinet of Curiosities (che ha ospitato due adattamenti diretti dello scrittore). C’è l’estro intenso e splatter di Stuart Gordon, che negli anni Ottanta ha trasformato la prosa del Maestro in cult assoluti come Re-Animator e From Beyond – Terrore dall’ignoto. C’è Ridley Scott, che con il suo Alien ha di fatto creato il “Lovecraft nello spazio” perfetto: un cosmo nero, un’astronave abbandonata da eoni, ingegneri spaziali sconosciuti e una creatura biomeccanica letale. E infine, l’inossidabile Sam Raimi, che nella saga di La Casa (Evil Dead) ha reso l’infame Necronomicon Ex-Mortis il libro maledetto più celebre della storia della cultura pop, unendo in un colpo solo terrore, demoni e motoseghe.

Providence è tutto questo: un crocevia in cui la storia coloniale americana, la disperazione di un genio incompreso, il cinema contemporaneo e il fascino per l’ignoto si fondono.

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