“Harley Davidson, una filosofia di libertà”: la recensione del libro di Francesco Domenighini

“Esiste un solo marchio motociclistico che è stato in grado di conquistare l’immaginario collettivo e dare vita a una schiera di fedelissimi seguaci pronti a tutto per difenderne il nome e gli ideali: Harley Davidson.”
Francesco Domenighini, autore del libro “Harley Davidson, una filosofia di libertà.”

Quali sono questi ideali di cui parla l’autore del libro? La libertà, sì, quella del vento in faccia lungo la strada, quella di non doversi adeguare a regole standardizzate (a meno che non si faccia parte di un club ma lì è un discorso a parte), quella di sentirsi parte di qualcosa di grande e bello insieme a gente sconosciuta con cui ci si sente come amici pur non essendosi mai incontrati. Non è filosofia, è la magia dell’Harley Davidson.
Harley Davidson per me è davvero molto più che un marchio leggendario, è davvero molto più che una motocicletta unica e inconfondibile: è un mondo, è uno stile di vita, è fregarsene delle mode e delle etichette; è amore, è libertà. Pura e semplice. Non importa da dove vieni, quanti soldi hai, la tua ideologia politica o religiosa; non importano le divisioni che la società ci impone, ma il semplice fatto che hai un’Harley mi fa capire che sai, che capisci, che in sella provi quello che io provo e questo abbatte qualsiasi distanza; quella motocicletta ci unisce. Basta andare ad un qualsiasi raduno per accorgersene.

Harley Davidson: Una filosofia di libertà”, scritto da Francesco Domenighini ed edito da Diarkos.

Ho letto molti libri sulla storia della casa di Milwaukee, ma devo dire che in questo ho trovato delle curiosità e dei dettagli che nessun’altro libro racconta. Mi ha colpito subito la conoscenza che ha Francesco Domenighini – bresciano classe ’95, appassionato di calcio e motori, che scrive per varie testate online e ha pubblicato diversi libri – del mondo Harley. Le ricerche sono state molto ben eseguite e l’autore non ha paura di scrivere opinioni magari impopolari per l’harlista medio (sì, ci sono anche Harlisti medi, come ci sono gli estremisti dell’Harley… è il bello della libertà, dell’essere ognuno quel che è!) ma degne di nota.
Ci tengo a chiarire una cosa: che Francesco non sia un Harlista si percepisce subito, ma si percepisce anche la passione che ci mette nello scrivere e nel parlare delle Harley. E a me tanto basta, è la stessa passione che spero di trasmettere io quando parlo con qualcuno di questa leggenda su due ruote che mi ha rubato il cuore tanti anni fa. Lui in fondo non pretende di saperne più di altri, nè di insegnare qualcosa: vuole semplicemente raccontare un mondo così come lo vede, così come gli è stato raccontato.

Ho trovato il libro molto interessante perché racconta il mondo dell’Harley nella sua interezza, toccandone quasi tutti gli aspetti: la storia del marchio, le varie “famiglie” di moto, passando per l’HOG, la cultura del custom, il palmares sportivo e chiudendo con una vera e propria dichiarazione d’amore alla fratellanza tipica degli harlisti, che solo chi si avvicina a questo mondo può capire davvero. In fondo uno dei motti di noi Harlysti è “If I have to explain you wouldn’t understand”: se te lo devo spiegare, non lo puoi capire. Certe cose si capiscono solo vivendole, sono impossibili da spiegare e questo Francesco lo ha capito bene.
Devo ammettere che alcuni capitoli forse si fermano un po’ troppo in superficie e finiscono per lasciarti una sensazione di incompletezza, soprattutto se sei un veterano, ma d’altro canto questo rende la lettura più scorrevole e veloce, e se sei un veterano certi aspetti già li conosci a fondo. Diciamo che è un libro per chi vuole scoprire meglio il mondo Harley e capire la filosofia che accompagna questa tribù su due ruote.
Devo segnalare anche alcuni errori tecnici e descrizioni dei motori o delle moto fuorvianti o approssimative, anche se dedica interi capitoli alla descrizione dei modelli (Dyna, Softail, Sportster e Touring) dandone un’idea generale corretta.

Da evidenziare il capitolo dedicato alle donne – una ogni dieci uomini tra gli harlisti – dove racconta anche di pionere come Clara Wagner (la prima motociclista donna ufficialmente riconosciuta), Dorothy Robinson (che fondò il primo charter di sole donne motocicliste, viaggiando in moto per tutti gli Stati Uniti per trovarle), Bessie Stringfield (la “Motorcycle Queen of Miami”, la prima donna afro americana ad attraversare in moto gli Stati Uniti), Avis e Effie Hotchkiss (madre e figlia, le prima a viaggiare da San Francisco a New York su un sidecar Harley) e Vivian Bales (la prima donna motociclista a finire in copertina).

Nel complesso la lettura è facile e piacevole, ogni riga del libro trasmette la passione dell’autore verso le Harley Davidson e tutto il mondo a loro legato e questo per me fa davvero la differenza nell’apprezzare un libro o meno: sapere che finita la lettura si è accesa in me la curiosità di scoprirne di più, di avvicinarmi davvero ad un mondo che – nel caso di chi non lo conoscesse già – magari mi ha sempre incuriosito ma di cui non sapevo molto. Ancora meglio se poi lascia la voglia di comprare la moto!
Non posso che consigliare il libro a chi magari si sta avvicinando a questo mondo, a chi già lo conosce bene ma vuole scoprire ulteriori curiosità ed aneddoti su esso, o chi semplicemente è interessato ad una piacevole lettura sull’argomento.

Che dire di più? Mettete Bob Seger come sottofondo, versatevi una bella birra ghiacciata e cominciate a leggere (qui potete acquistare il libro).

«L’Harley è anima. Anche un profano si rende conto della potenza di una cosa così inafferrabile ma presente. C’è chi la trova nel disegno, chi negli sport estremi, chi nella musica. Io l’ho trovata nel mio garage, o è stata lei a trovare me».
Dalla prefazione di Raffaele De Maio

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