Vagavamo per le vie della città lagunare in cerca di Piazza San Marco, quando ci ritrovammo in una piccola piazzetta molto caratteristica, con un bellissimo negozio di maschere (di cui Venezia è piena, ma questo è quello che mi ha colpito più di tutti gli altri!)
Andare in gondola a Venezia… risparmiando!
Tanto per cambiare ci fermammo a scattare qualche foto (il mio vizio…) e pochi minuti dopo vedemmo una gondola attraccare là vicino, guidata da un gondoliere che avrà avuto la nostra età. Mi avvicinai col solo intento di scattare qualche foto, chiedendogli, immaginando di conoscere già la risposta, quanto costasse un giro. La risposta di lui invece ci sorprese, lasciandoci un po’ a bocca aperta.
Sgranai gli occhi e risposi di si senza esitare, un’occasione del genere non si poteva perdere! Solo dopo corsi dagli altri per metterli al corrente della cosa, e furono contenti tanto quanto me. Aspettammo volentieri che passasse quella mezz’oretta – tutto pur di andare in gondola a Venezia ad un prezzo economico – chiacchierando e scherzando seduti sulla panchina di quella piazzetta così particolare, di fronte al Ponte Santa Maria Nova.
Mentre giravamo per i canali, nel silenzio interrotto solo dalla voce dei gondolieri, il nostro amico ci raccontò un sacco di cose sulle Gondole: che sono composte da 280 pezzi diversi e per costruirle ci vuole circa un anno, poichè sono fatte tutte esclusivamente a mano; che ogni sua parte rappresenta un punto importante di Venezia: i sei sestrieri, la Giudecca, il cappello del Doge, il Ponte di Rialto e il Canal Grande.
Ammetto che non eravamo a nostro agio sulla gondola, sembra ondeggiare pericolosamente ad ogni movimento del gondoliere, il quale tentava di rassicurarci, divertendosi nel vederci così incerti. Lo riempimmo di domande, e sapeva rispondere a tutto! Apprezzammo il modo in cui ci raccontò le cose, semplice e spiritoso.
Il giro finì troppo presto per me, sarei rimasta là ancora a lungo per godermi la pace della laguna e i racconti del gondoliere.
Invece ci aspettava Piazza San Marco, che raggiungemmo dopo aver attraversato vicoli, ponticelli, aver osservato incantati come bambini i negozi colmi di maschere e di dolci. Peccato che la piazza ci accolse al buio, e con così tanta umidità che fu impossibile riuscire a scattare qualche foto… non potevo pretendere molto dalla mia vecchia Prosumer. Come se non bastasse, la Basilica era chiusa (chiude alle 16… non è un po’ troppo presto?). Sconfitta l’amarezza, ci ripromettemmo di tornare il giorno successivo, e ci venne voglia di camminare senza una meta precisa sulle sponde della laguna, ammirandone le luci notturne con nel naso quell’odore caratteristico che in inverno non è per niente fastidioso. Così trovammo il Ponte dei Sospiri, che ci regalò un’altra piccola delusione: era coperto per ristrutturazione… eppure la copertura era fatta benissimo: ben illuminata, riproduceva l’immagine del cielo, e le gondole sotto avevano passaggio libero.
Poco dopo tornammo sui nostri passi, in cerca di qualcosa da mangiare, e ci ritrovammo in una via colma di negozi scintillanti, dalle grandi marche esposte sulle loro insegne: Calle Mercerie. I nomi più importanti della moda, dei gioielli, passarono sotto i nostri occhi, i un tripudio di lusso e luci. Fortuna che avevamo sulle spalle una notte in bianco e dodici ore di cammino, la stanchezza non ci faceva rendere conto di ciò che stavamo guardando, e fu meglio così, abbiamo rosicato un po’ meno. Ci allontanammo dalla strada luminosa, iniziando a vagare in cerca di cibo. Ci era stato detto che i prezzi di Venezia erano altissimi, e invece fino a quel momento non avevamo notato alcuna differenza con quelli di Roma. A cena, la cosa fu confermata: trovammo l’osteria Barbanera, a 3 minuti a piedi da Piazza San Marco, che aveva menù di carne a 13 euro e menù di pesce a 14 euro. E non ci deluse, a dispetto dei prezzi bassi: lasagne, braciola, patate al forno… un piatto più buono dell’altro!
Quando tornammo a letto, pensai che la prima giornata veneziana, nonostante la stanchezza, non sarebbe potuta andare meglio di così.